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MUNCH E LO SPIRITO DEL NORD. Scandinavia nel secondo Ottocento

Afro e i fratelli Basaldella prima, e poi il grande Munch, a Villa Manin. Il programma 2010 che Regione Friuli Venezia Giulia, Azienda Speciale Villa Manin e Marco Goldin assieme a Linea d’ombra propongono, è di straordinario interesse, certamente in grado di bissare e forse superare il grande successo di pubblico che si è conquistata la passata mostra primaverile su Zigaina e che soprattutto sta coronando l’attuale grande mostra dedicata a “L’età di Courbet e Monet. La diffusione del realismo e dell’impressionismo nell’Europa centrale o orientale”, che resterà a Villa Manin fino al 7 marzo 2010 e che ha già ampiamente superato i 50 mila visitatori, con la previsione di toccare alla fine quota 110 mila.

Il doppio binario, ovvero una grande retrospettiva primaverile dedicata ad uno o più protagonisti dell’arte regionale più nobile e l’esposizione autunnale dedicata all’arte europea del secondo Ottocento e del primo decennio del Novecento nelle sue varie declinazioni (il progetto ideato da Marco Goldin è stato significativamente intitolato “Geografie dell’Europa”), è stato confermato e ciò anche sulla spinta del gradimento che pubblico e critica internazionali hanno dimostrato per questa prima esperienza.

Mentre la mostra su Afro e i fratelli Basaldella si propone come la più interessante e nuova mai realizzata sulla celebre famiglia di artisti, per la mostra autunnale Marco Goldin ha deciso di puntare sulla pittura dei Paesi Scandinavi, partendo da una sostanziale monografica sul più noto degli artisti di quell’ambito, naturalmente Edvard Munch. Di lui, a Villa Manin, saranno riuniti 40 dipinti, compresi alcuni dei più celebri.

Accanto ai 40 Munch, la mostra – intitolata non a caso Munch e lo spirito del Nord - propone altri 80 dipinti, taluni di grandi dimensioni, a rappresentare la pittura in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca nel secondo Ottocento, quella pittura su cui indiscutibilmente aleggia “lo spirito del Nord”.

Le 120 opere totali che compongono questa imponente esposizione di studio e nuova conoscenza, provengono specialmente dai maggiori Musei scandinavi ma anche da alcuni altri Musei sia europei che americani. Prioritariamente dedicata al paesaggio, la mostra esplora con opere fondamentali anche i temi del ritratto e della figura.
La grande sezione di chiusura, realmente una mostra nella mostra, sarà naturalmente riservata a Edvard Munch e documenterà i suoi anni di esordio vicini alla pittura dell’artista norvegese Krogh e poi i due decenni – l’ultimo del XIX secolo e il primo del XX – che ne hanno decretato l’universale fama.

A precederla altre quattro sezioni, riservate alle altrettante scuole nazionali degli Stati scandinavi.
Con opere selezionate a documentare, prima dello scavalcamento di metà secolo, la situazione della cosiddetta “Golden Age” in Danimarca, con le opere naturalmente prima di Eckersberg e poi di Købke, Lundbye, P.C. Skovgaard e Dreyer, che mettono a fuoco una pittura che tiene insieme certa tradizione dell’arte settecentesca della veduta con la scoperta di una luce che rivela. Così come in Norvegia una breve introduzione sarà riservata a Dahl, Fearnley, Balke e Gude, in un ambito più prettamente romantico; in Svezia almeno a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg.
Poi la mostra prenderà il suo corso dentro la seconda metà del XIX secolo, attenta a individuare attraverso la scelta dei dipinti quello sguardo che ha fatto del Nord un luogo non soltanto fisico ma anche dell’anima. E che quindi non può che trovare in Munch il suo logico e imprescindibile punto d’arrivo. Ma prima la schiettezza, la luminosità, il silenzio e il fragore del paesaggio nordico sono interpretazione che talvolta vira verso una problematicità che fa dei luoghi naturali un sentimento arcano e quasi primordiale. Questo senso del tempo fondo, la chiarità delle estati, la profondità delle notti invernali, il velluto del muschio dell’erba, il bianco dei fiori sotto il bianco delle lune estive, è quello che l’esposizione vuole mostrare al pubblico italiano.
Ovviamente non facendo mancare alcuno dei principali protagonisti, a cominciare da Ring, Philipsen, Krøyer e soprattutto Hammershoi (cui sarà dedicata un’intera sala a Villa Manin, con i suoi incantati interni ma anche alcuni più rari e brumosi paesaggi a fine Ottocento) in Danimarca. Per proseguire almeno con Hertervig, Cappelen, Killand, Thaulow, Krogh, Sohlberg in Norvegia; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Ekström, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen-Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Alcuni dei nomi dunque che per la prima volta consentiranno, attraverso una mostra ampia e documentata, di far conoscere al pubblico italiano la pittura nell’intera Scandinavia.

Anche per questa mostra l’impegno di Regione e Azienda Speciale di Villa Manin sarà totale nella duplice convinzione che la cultura sia un bene inscindibile per la crescita dell’individuo, e che Villa Manin deve confermarsi centro di attrazione artistica per un’area territoriale sempre più ampia.

Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine)
25 settembre 2010 - 6 marzo 2011

 
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