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Nel suo progetto quadriennale dedicato alle "Geografie dell'Europa",
Villa Manin propone il secondo importante appuntamento,
dopo il primo sul rapporto tra la pittura francese e quella del
centro ed est Europa nel secondo Ottocento. Progetto, nella sua
interezza, volto a studiare alcune delle maggiori evidenze della pittura
europea tra la metà del XIX secolo e il primo decennio di quello
successivo.
Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento
vuole, per la prima volta in Italia, costruire il racconto di una storia
che identifica appunto lo spirito del Nord con la pittura in Norvegia,
Svezia, Finlandia e Danimarca. Specialmente dedicata al paesaggio,
ma ben raccolta anche attorno al tema del ritratto e della figura,
la mostra, composta di circa 130 opere provenienti soprattutto dai
musei scandinavi ma anche da alcuni altri musei sia europei che
americani, si dividerà in cinque sezioni.
Le prime quattro riservate
alle scuole nazionali degli Stati appena menzionati, mentre la sezione
di chiusura verrà dedicata a Edvard Munch, con 40 opere in
totale, di cui 30 quadri e 10 lavori su carta.
Dunque una sorta di
grande mostra nella mostra, prendendo in considerazione gli anni
di esordio vicini alla pittura del pittore norvegese Krohg e poi i due
decenni - l'ultimo del XIX secolo e il primo del XX - che ne hanno
decretato l'universale fama.
Ma riandando alle scuole nazionali prima di Munch, alcuni dipinti
a evidenziare, prima dello scavalcamento di metà secolo, la
situazione della cosiddetta "Golden Age" in Danimarca, con le opere
prima di Eckersberg e poi di Kobke, Lundbye, P.C. Skovgaard e
Dreyer. Così come in Norvegia una breve introduzione sarà riservata
a Dahl, Fearnley, Balke e Gude; in Svezia almeno a Larson, Berg e
Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg.
Poi la mostra prenderà il suo corso dentro la seconda metà del
XIX secolo, attenta a individuare, attraverso la scelta dei dipinti,
quello sguardo che ha fatto del Nord un luogo non soltanto fisico
ma anche dell'anima. E che quindi non può che trovare in Munch il
suo logico e imprescindibile punto d'arrivo. Ma prima la schiettezza,
la luminosità, il silenzio e il fragore del paesaggio nordico sono
interpretazione che talvolta vira verso una problematicità che fa dei
luoghi naturali un sentimento arcano e quasi primordiale.
Questo
senso del tempo fondo, la chiarità delle estati, la profondità delle
notti invernali, il velluto del muschio dell'erba, il bianco dei fiori
sotto il bianco delle lune estive, è quello che l'esposizione vuole
mostrare al pubblico italiano.
Ovviamente non facendo mancare alcuno dei principali protagonisti,
a cominciare da Ring, Philipsen, Krøyer e soprattutto
Hammershøi (cui sarà dedicata un'intera sala a Villa Manin) in Danimarca.
Per proseguire almeno con Hertervig, Cappelen, Killand,
Thaulow, Krøgh, Sohlberg in Norvegia; e poi Larrsson, Nordström,
Zorn, Ekström, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen-
Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Alcuni
dei nomi dunque che per la prima volta consentiranno, attraverso
una mostra ampia e documentata, di far conoscere al pubblico italiano
la pittura in Scandinavia.
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